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In front of me.

Mentre il tempo scorre tutto in torno a me accarezzando ad ogni momento il mio viso, avvolgendomi in se stesso e penetrandomi ovunque, ricordi sparsi qua e là riappaiono, uscendo silenziosi dai nascondigli nei quali si erano rifugiati. Forse non si sono mai nascosti, erano sempre li ad osservare questo piccolo uomo accecato dalla necessità di cambiare, di riempire o semplicemente di non pensare. Appare Titti, appare la sua voce, il suo sorriso e quella dolcezza di cui mi sono perdutamente innamorato. Quella delicatezza che mi accarezzava, quasi sussurrando un’altra vita, apparentemente semplice ma anche terribilmente complessa.

Da un cassetto appare Titti

E così, il ricordo di quelle emozioni passate assieme, di quei luoghi, di quei profumi, di quel modo di tenere tra le mani la vita con una carezza delicata si è seduto al mio fianco, sul tappeto si una stanza silenziosa e mi ha tenuto compagnia, immobile, instancabile, eterno.

Ti tengo qui, al mio fianco, disperatamente bisognoso di aiuto.

Time

Da tempo non passo da qui, da tempo non mi fermo di fronte a me stesso. Sono fuggito, ho tentato di passare a fianco della montagna cercando la via più semplice, anche se meno diretta, anche se meno impegnativa. Ma la vita in certi momenti è come un serpente che ti avvolge piano piano, stringendoti inesorabilmente fino a farti mancare il respiro, a stritolarti in un abbraccio fatale.

Oggi i miei pensieri sono qui con me, a tenermi compagnia assieme al lento e inesorabile ticchettio della pioggia cadente. Oggi i miei pensieri mi raggiungono ed il loro sussurro mi appare sempre più come un grido, un urlo di fronte al quale non riesco più a rimanere indifferente. Di fronte una scelta della quale solamente io porterò, se riuscirò, il peso durante la mia vita: rituffarmi nel ricordo con l’amarezza di chi ha sempre avuto ragione ma ha trovato il torto nel suo cammino, oppure avventurarmi per una via nuova, una via piacevolmente difficile da percorrere con l’insicurezza del viandante che, con la luce fioca della lanterna, non riesce ad illuminare tutta la via di fronte a sè.

Sbarre di una prigione che chiudono cuore e mente nell’angoscia dell’errore di dover scegliere.

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Eyes

C’è un bagliore nei suoi occhi, una luce che vince l’oscurità. Un bagliore che commuove il cuore e lo fa scoppiare in un fiume di desiderio. Occhi che ti guardano, superando le praterie dei silenzi illuminate da tenui luci notturne. Occhi che ti parlano, che ti narrano racconti di vita ancestrali. Occhi che giocano sulle curve del tuo volto, accarezzando con delicatezza la pelle e lasciando il profumo del desiderio. Occhi che ti prendono e non ti lasciano più.

Contact

Sguardi. Incertezza, speranza, incredulità, desiderio si inseguono in quegli spicchi di cielo che illuminano il cuore della notte. Timorosi, tentano prima di trovarsi ma ad un tratto vengono trattenuti. Rapiti dal tocco estraneo di mani aliene, spauriti nel mare incerto di un turbinio di suoni e di colori. Occhi distratti, animati da speranze svanite. Occhi di brama che contemplano emozioni incerte.

Sguardi. Desiderio, decisione, contatto. Occhi che si ritrovano, dipinti di un bagliore profondo. Mani che dapprima si sfiorano e poi sempre più si posseggono nella passione di un movimento, in un continuo lasciarsi e riprendersi. In un continuo lasciarsi e riprendersi.

Sguardi. Da soli nel buio di una notte stellata. Da soli nel gelo di una notte incantata. Timori e sogni si intrecciano, avidi di quel contatto finale. Mani che fermano la danza, mani che non si lasciano più, sguardi che si penetrano, infiniti che si toccano, labbra che non si posso più sfuggire.

Timore che duri un attimo, timore che duri per sempre.

Again

Ritorna. Come il nastro di una cinepresa gira all’infinito svolgendo e riavvolgendo immagini di vita nel circolo del tempo. Riferimento. “Sei ancora il mio riferimento. Penso a te nel momento del bisogno”. Ancora un riferimento. Riferimento. Riferimento. Riferimento. Riferimento….L’immagine si screpola di fronte ai miei occhi, giorno dopo giorno. La vedo infrangersi, sgretolarsi paino piano. La tocco, mi taglio, il sangue caldo mi inonda la mano. Il dolore che mi assaliva diventa piano piano un compagno. Si siede in fianco a me e guarda quest’immagine. La contempla.

Ad un tratto in un abbraccio si scioglie il desiderio, ancora i corpi vicini si toccano e si desiderano. Si toccano e sentono calore. Si toccano e …

Tutto si placa. Tutto finisce in una passeggiata notturna, fredda dell’inverno che arriva.

Silence

Luce fioca di una lampada che illumina una stanza. Mani che si muovono velici sfiorando parole di vita. Fruscio di movimenti remoti che terrorizzano il cuore. Una dopo l’altra se ne fanno: sicurezze leggere si staccano dalla vita e librano nel teneramente nel cielo. Posso solo contemplarle nel loro silente peregrinare da me lontano.

Se fossi un fotografo della vita, l’aspetto più comune da osservare è il continuo susseguirsi di situazioni contrastanti che si esaltano e si danno significato a vicenda. Chi riesce a pronunciare la parola gioia senza aver banchettato con il male? Chi è ristorato dal riposo senza che la stanchezza abbia pervaso ogni angolo del corpo e dello spirito. Un paesaggio collinare di emozioni dove le nostre esistenze si rinocorrono, ora arrancando in salite mozzafiato, ora cavalcando la leggerezza di una discesa.

Non mi chiama, non mi risponde. Che cosa fa male? Il sospetto. Il dubbio che non stia pensando a me o di essere considerato uno dei tanti, ma quali “tanti”? i tanti degni di indifferenza; i tanti arroganti che si crogiolano nel loro piccolo giaciglio di potere; i tanti che ci sono stati ieri e che non necessitano di essere domani; la tanta banalità che trapassa le nostre vite ci vela gli occhi di fronte alla vita.

Chiudo gli occhi e vedo un sogno. Sfumato nei contorni della bellezza, un sogno offuscato dai segni della realtà quotidiana che un logoro lembo di me si ostina a tenere per mano.

Hands

Un rapido sguardo e dopo inizia la corsa. Le mani si cercano tra corpi incerti. Ad un tratto si prendo, in un attimo si prendono, in un attimo il tempo diventa eterno. Come una connessione attivata, iniziano a passare dati, informazioni, sentimenti, emozioni. La morbidezza avvolgente di quel corpo che avanza e trasmette il suo calore, la sua energia, le sue vibrazioni.

Mani che si stringono e si possiedono a vicenda. Mani che danzano in un lasciarsi e un ritrovarsi continuo. Mani che si vogliono sempre di più, che avvicinano i corpi e li intrecciano colmando il loro desiderio.

Mani che si lasciano, mani che lasciano lo spazio alle parole di un corteggiamento incerto, inaspettato come l’opportunità della felicità che si sono lasciati scappare.

Friday

Accade. Accade di essere soli con se stessi con la propria voce che parte da lontano e poi si propaga come un eco nella grotta buia, sbattendo contro ogni parete, accarezzando tremolante l’orecchio per poi rifuggire immediatamente lontano. E poi vicino. E poi ancora lontano. In un rincorrersi di silenzi e di voci, di folla e di solitudine. Capita che una serata sia così, che un momento di vita porti all’oblio.

Il silenzio.

Un attimo.

Un caso.

Un’inaspettata speranza si infrange contro di me e inizia a pervadermi creando il desiderio di reagire verso il mondo che mi sta togliendo l’aria, che mi schiaccia sotto il peso del ricordo continuo.

Finalmente fuori, nell’incertezza di una serata nuova, di un momento in cui voglio essere nuovo mentre ballo i ritmi di una terra lontana. Mentre si fanno ballare dandomi l’illusione che i miei piedi poggino spensieratamente sulla sabbia calda e sulla mia pelle si perdano profumi di unguenti esotici.

«Tu stai con lei!».                              Io sto con lei.

«In qualche modo faremo».             Siamo capaci di farlo.

«Prova con me».                               In qualche modo facciamo.

«Chi viene più tardi?».                     Ci sono anch’io.

Le domande hanno risposte e portano al ritmo delle pelli che si sfiorano, del sudore che si sente si fianchi, dei respiri che si intrecciano in un abbraccio vorticoso mentre il ritmo del cuore palpita nel turbinio di luci.

Ci posso essere anche io. Ci sono anche io.

Una voce depositata in un angolo della mia mente mi ricorda che non devo combattere il vento, ma devo far virare la barca e tendere la vela quel tanto che il vento diventi mio alleato discreto nella corsa della vita.

Return

Un attimo di pausa, un tentativo di fuga. Necessità di far incontrare pensieri disconnessi, di far avvenire fatti e di contemplare il fiume inarrestabile della vita.

Cronaca dei fatti. Cena assieme in una tesa tranquillità. Tranquilla telefonata di tensione. Silenzio. Fiume di verità. Il contesto. Solitudine. Nuova voce. Cena assieme e contemplazione della realtà.

Cena assieme in una tesa tranquillità

Ricordo di sentimenti dimenticati in un’atmosfera passata. Non guardare verso il basso. Stiamo camminando sul bordo di un precipizio. Non guardare giù. Concentrati sul lato più rassicurante, avrai la sensazione di essere al sicuro. Dimenticati del pericolo. Attenta cadiamo!

Tranquilla telefonata di tensione

Ipocrisia. Indifferenza. Paura. Consapevolezza. Confronto. Realtà.

Silenzio

Nulla più. Un silenzio di sollievo mi avvolge. Un’assenza di parole che permette ristoro alle mie membra, alla mia mente. Acqua calma di uno stagno, nulla si muove, nulla cambia. La nebbia inizia ad avvolgere ogni cosa nella sua inesorabile lentezza. Un senso di vuoto e di paura accompagna il silenzio. Nulla è più visibile e ogni rumore diventa il grido di terrore di un pericolo imminente. Il silenzio viene interrotto, la sua voce ed in un attimo tutto è spazzato via.

Fiume di verità

Siete libere. Amore sepolto, sentimenti imprigionati dalla mente andate e raggiungete chi vi sta di fronte. Anni di silenzi sono urlati a due occhi che brillano come non mai. Occhi che saranno la prigione che attendeva la vostra eternità.

Il contesto

πάντα ῥει. Tutto scorre. Gli amici quotidiani, i pensieri, la azioni riassorbono e continuano a filtrare la vita. Parole dette da chi non ha nulla dire. Violenza su pensieri scontati per il loro momento di funzionale saggezza. La fiaba è finita. Il re è morto.

Solitudine

Parla ogni giorno con me, mia fedele compagna in questo scorcio di vita. La distanza tra me e gli altri in questi momenti è un’assenza di emozioni che ostenta la propria presenza. Nullo interesse, nulla prospettiva. La vista è annebbiata totalmente e non percepisce più nessun movimento dall’esterno. Il freddo è arrivato e penetra i vestiti del passante con un vento freddo e sferzante. Siamo noi.

Nuova voce

Per caso un eco appare. Sei tu? Ti sento appena in lontananza. Riesco a distinguere le parole in modo sempre più chiaro, riesco a vedere un’opportunità confusa di una via incerta. Ti prendo come guida nel mio cammino incerto. Sembra un dolce sorriso, un affascinante sorriso che illumina con la sua flebile luce il buio del mio cammino.

Cena assieme e contemplazione della realtà

Ritorno. Il passato si ripete per ricordarmi che sono qui e non posso scappare. Una mano ormai nuda, sempre più nuda si muove. Si ripercorre il ciglio del burrone, indifferenti del pericolo. Una tesa tranquillità pervade l’animo nella sua morsa di indifferenza. Ad un tratto si guarda giù e ci si aggrappa. La realtà appare nel suo vuoto drammatico si sentimenti ed la voce impotente diagnostica i male che ormai pervade tutte le membra.

Bad Day

Fine di un’altra giornata. Non faccio altro che riascoltare le prime parole. Emozioni contrastanti, mondi che si toccano e si respingono creando quell’equilibrio che da’ vita. Al termine di una partita ”sfigata”, di una corsa (da incoscente) sfreanata tra le auto, di una preghiera di fronte al mio destino, solo queste prime parole mi rimbombano nella mente ogni istante. 

Where is the moment we needed the most
You kick up the leaves and the magic is lost
They tell me your blue skies fade to grey
They tell me your passion’s gone away
And I don’t need no carryin’ on

You stand in the line just to hit a new low
You’re faking a smile with the coffee to go
You tell me your life’s been way off line
You’re falling to pieces everytime
And I don’t need no carryin’ on

Cause you had a bad day
You’re taking one down
You sing a sad song just to turn it around
You say you don’t know
You tell me don’t lie
You work at a smile and you go for a ride
You had a bad day
The camera don’t lie
You’re coming back down and you really don’t mind
You had a bad day
You had a bad day

Well you need a blue sky holiday
The point is they laugh at what you say
And I don’t need no carryin’ on

You had a bad day
You’re taking one down
You sing a sad song just to turn it around
You say you don’t know
You tell me don’t lie
You work at a smile and you go for a ride
You had a bad day
The camera don’t lie
You’re coming back down and you really don’t mind
You had a bad day
(Oh.. Holiday..)

Sometimes the system goes on the blink
And the whole thing turns out wrong
You might not make it back and you know
That you could be well oh that strong
And I’m not wrong

So where is the passion when you need it the most
Oh you and I
You kick up the leaves and the magic is lost

Cause you had a bad day
You’re taking one down
You sing a sad song just to turn it around
You say you don’t know
You tell me don’t lie
You work at a smile and you go for a ride
You had a bad day
You’ve seen what you like
And how does it feel for one more time
You had a bad day
You had a bad day

Had a bad day
Had a bad day
Had a bad day
Had a bad day
Had a bad day

Non riesco a descrivere i miei sentimenti; diviso tra il passato che non mi vuole ed il fututro che non mi accetta. Troppo l’ho ignorato per pretendere anche solo clemenza, non una ricompensa. Ora è li, vicina nell’illusione di una connessione virtuale, lontana nella raltà di una vita reale. Adesso che ho bisgono di te!

Where is the moment we needed the most
You kick up the leaves and the magic is lost

(Daniel Powter)

Nel momento in cui si deve essere al massimo, si realizza che la magia è persa. Triste realtà.

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